L’Unione europea porta avanti da oltre quindici anni un’azione di lunga durata per mettere fine alla proliferazione di cavi e adattatori di ricarica. L’adozione di un caricatore unico e universale è il risultato della volontà di ridurre la quantità colossale di rifiuti elettronici, offrendo allo stesso tempo una semplicità e un comfort d’uso senza precedenti ai consumatori di dispositivi mobili.
Che cos’è il caricatore universale?
Si tratta di un’iniziativa avviata dall’UE per ridurre gli elevati volumi di rifiuti elettronici legati ai dispositivi mobili. Il principio è semplice: se un solo tipo di connettore è utilizzato su tutti i tuoi gadget, hai bisogno di un solo alimentatore.
Nel settembre 2021, la Commissione europea (CE) ha compiuto un passo istituzionale importante. La decisione mira sia a ridurre il volume dei rifiuti, sia a incoraggiare gli utenti a riutilizzare i caricabatterie esistenti per i loro nuovi acquisti. Non appena il regolamento sarà applicato, tutti i telefoni cellulari messi in vendita sul mercato dell’UE dovranno essere compatibili con lo standard USB-C.
Secondo i dati della CE, nel 2018 la ripartizione dei caricabatterie venduti era la seguente: USB Micro-B rappresentava circa il 50 %, USB-C il 29 % e il connettore Lightning, esclusivo di Apple per i suoi iPhone, il 21 %.
I prodotti interessati dall’armonizzazione dell’alimentazione
La proposta di standardizzazione del caricatore mobile riguarda diverse categorie di apparecchiature elettroniche:
- Gli smartphone.
- I tablet.
- Le fotocamere.
- Le cuffie e gli auricolari.
- Gli altoparlanti portatili.
- Le console per videogiochi.
Dispositivi come gli smartwatch, i braccialetti fitness o gli auricolari true wireless sono provvisoriamente esclusi da questa iniziativa normativa. La giustificazione risiede nei vincoli tecnici legati alle loro dimensioni, al design o alle condizioni specifiche di utilizzo.
Al momento, il nuovo regolamento non si applica ai caricabatterie destinati a computer portatili, droni, utensili elettrici, aspirapolvere senza filo o rasoi.
L’impatto sui principali produttori
L’introduzione di questo standard unico obbligherà tutte le aziende che commercializzano dispositivi mobili all’interno dell’Unione europea ad adeguarvisi. I big del settore come Samsung, Huawei e LG sono direttamente interessati.
Solo Apple ha espresso pubblicamente delle riserve su questa iniziativa. Un portavoce di Apple, citato dalla BBC, ha espresso una preoccupazione: «Temiamo ancora che una regolamentazione troppo rigida a favore di un unico standard di connettività possa frenare l’innovazione invece di incoraggiarla».
Questo punto di vista è contestato da analisti come Ben Wood di CCS Insight, che ha dichiarato alla BBC che «l’adozione di uno standard unico sarebbe vista dagli utenti finali come una vittoria del buon senso». È interessante notare che, nonostante l’attaccamento di Apple al Lightning, il produttore utilizza già USB-C per alcuni dei suoi prodotti, come iPad e Mac.
Perché questi cambiamenti sono necessari?
La nuova direttiva persegue obiettivi di miglioramento in due ambiti fondamentali.
Il comfort degli utenti
Il consumatore finale beneficerà di numerosi vantaggi grazie a questa semplificazione:
- La rimozione del caricatore dai kit dei dispositivi nuovi potrebbe tradursi in una riduzione del prezzo di acquisto per gli utenti che possiedono già un caricatore USB-C funzionante.
- I clienti potranno finalmente mettere ordine e liberarsi dei diversi tipi e standard di caricabatterie che ingombrano inutilmente le loro case.
- I cassetti pieni di decine di cavi incompatibili diventeranno un ricordo del passato.
La riduzione dei rifiuti elettronici
Nel 2020 sono stati venduti oltre 420 milioni di terminali mobili nell’UE. La CE stima che ogni consumatore possieda in media tre caricabatterie, di cui uno non utilizzato. Inoltre, il 38 % dei consumatori ha dichiarato di non essere riuscito a ricaricare il proprio telefono a causa dell’incompatibilità del connettore.
Il problema non rappresenta solo un disagio, ma ha anche un costo economico: il costo aggiuntivo annuo generato dai caricabatterie supplementari è stimato dalla Commissione europea in 2,4 miliardi di euro. Inoltre, 11 000 tonnellate di caricabatterie inutili finiscono ogni anno nelle discariche europee.
Il calendario di attuazione
Il testo legislativo (direttiva) è ora sottoposto al dibattito al Parlamento europeo (PE) e nelle istanze governative nazionali. In questo periodo possono essere proposti emendamenti. L’entrata in vigore della direttiva è subordinata all’accettazione o al rigetto di tali modifiche da parte della CE.
La Commissione europea auspica una finalizzazione nel 2022. Dopo la sua adozione, gli Stati membri disporranno di un periodo di circa due anni per integrarla nella loro legislazione. I produttori avranno a loro volta 24 mesi per garantire la conformità dei loro prodotti.
Margrethe Vestager, vicepresidente della Commissione, ha dichiarato: «Abbiamo dato all’industria tempo sufficiente per trovare una soluzione a questo problema, ma ormai è arrivato il momento di un’azione legislativa a favore di un caricatore comune. È una grande vittoria per i nostri cittadini e per l’ambiente».
Un ritorno alle origini del progetto
La visione di Douglas Adams
L’idea dell’unificazione dei caricabatterie è stata sollevata, tra gli altri, dallo scrittore Douglas Adams, noto per Guida galattica per gli autostoppisti. In un saggio umoristico pubblicato nel 1996, Adams criticava già la varietà delle norme di ricarica.
L’impulso bulgaro
Circa vent’anni più tardi, Gergana e Solomon Passy hanno svolto un ruolo chiave nel rilanciare il dibattito. Già dal 2008 sono stati tra i primi a fare campagna per la normalizzazione dei connettori dei telefoni nell’UE. All’epoca esistevano più di 30 standard diversi nell’Unione, un numero che è stato ridotto a tre grandi standard nel 2021 grazie a questa pressione.
Le tappe della regolamentazione
Nel 2009 la CE ha constatato l’esistenza di oltre 500 milioni di telefoni cellulari in uso nell’UE, con caricabatterie spesso incompatibili da un modello all’altro, il che generava disagi ed un’esplosione dei rifiuti elettronici. I principali produttori hanno quindi firmato un accordo.
Nel giugno 2009 è stato firmato un memorandum d’intesa che impegnava i produttori a standardizzare i caricabatterie dei nuovi smartphone a partire dal 2011. L’accordo è stato rinnovato con lettere d’intenti nel 2013 e nel 2014. A seguito di uno studio del 2014 è stata adottata una nuova direttiva, che conferisce alla Commissione il potere di imporre misure di armonizzazione.
In assenza di un nuovo accordo soddisfacente da parte dell’industria nel 2018, il Parlamento europeo ha adottato nel gennaio 2021 una risoluzione che chiede un caricatore comune per le apparecchiature mobili.
